Torre Saracena

Torre saracena

download (1) download (2) download images 11138681_10204128069025874_3897714191961840955_n

Le rovine della fortificazione di Bagnasco sono molto suggestive già solo da quanto si può apprezzare percorrendo la Strada Statale ai suoi piedi. La struttura che risalta immediatamente alla vista è la torre circolare che si erge a mezza costa dell’altura che domina il borgo storico di Bagnasco: “un vago monticello, avente la forma di un pan di zucchero”, così viene descritta l’altura nel Dizionario geografico del Casalis a inizio Ottocento (CASALIS 1834, vol. II, p. 15). La torre, assai simile per dimensioni e tecnica edilizia, ciottoli legati a malta, a quella di Barchi (si confronti la scheda Garessio – loc. Barchi), se ne differenzia sostanzialmente sotto il profilo funzionale per l’essere inserita in un articolato sistema di fortificazione: da essa, infatti, si dipartono, scendendo verso il fondovalle, due bracci della cinta muraria che andava a cingere il borgo. Immediatamente contigua alla torre, nel tratto di mura che scende in direzione S, si apre un ingresso costituito da un fornice con arco a sesto acuto realizzato in laterizio.La ridotta si congiungeva con ulteriori giri di mura al castello vero e proprio, posto sulla cima del colle e oggi meno visibile dal basso perché coperto dalla macchia. Il castello, sebbene le strutture superstiti siano meno apprezzabili, appare assai simile a quelli di Scagnello, Battifollo e Nucetto. Immersi nella boscaglia, possono essere riconosciuti i resti dell’edificio principale – che certamente conteneva ambienti di pregio disposti su più piani e di una torre – di cui si conservano in parte due lati per circa 20 m d’altezza. Quest’ultima era a pianta quadrangolare, si ergeva presso l’angolo nord-occidentale dell’edificio ed era realizzata interamente in mattoni; al suo coronamento si distingue almeno una fila di caditoie. Ai piedi della torre si individua nel terreno una depressione che corrisponde a una cisterna voltata a botte con il soffitto sfondato.Altri lacerti murari alcuni di una certa consistenza, in mattoni o in ciottoli, si possono riconoscere estesi su tutta l’area sommatale del poggio.La tradizione vuole qui attestato il toponimo di origine romana Balneascum ad Tanarum,da cui si dedurrebbe l’esistenza di una località termale (CASALIS 1834, vol. II, p. 13 e Lamboglia 1933, pp. 90-91). Viene detta provenire da Bagnasco anche una lapide funeraria romana di un Valerius (CASALIS 1834, vol. II, p. 16): sebbene la gens Valeria sia attestata altrove nella valle Tanaro (si veda RAVOTTO 2004, p. 38), qui non vi sono prove archeologiche incontrovertibili di un insediamento d’età romana. Peraltro, gli itinerari principali di collegamento fra Liguria costiera e interna, tra età antica e altomedievale, gravitavano essenzialmente su Garessio e Priola (RAVOTTO 2004, passim). Anche riguardo alla torre circolare di Bagnasco sono sorte leggende relative ad una costruzione per opera dei Saraceni. Per le problematiche attestazioni di presenze tardoantiche e saracene, si veda anche la scheda di Bagnasco – Loc. santa Giulitta. Bagnasco acquisì notevole importanza nell’area nel corso del Medioevo, con lo spostamento delle direttrici commerciali fra Liguria e basso Piemonte, che in età antica attraversavano come si è detto piuttosto Garessio e Priola, conseguente anche alla nascita e ascesa di Ceva in epoca medievale. La prima attestazione di Bagnascus si ha nel noto diploma di Otone I del 967, inserito fra le curtes che l’imperatore assegnò al marchese Aleramo. Passato sotto il dominio dei marchesi di Ceva, nel 1142 fu ceduto da Giorgio II il Nano per ottenere da Asti aiuto militare (si confrontino le schede di Battifollo, Nucetto, Priola). Ritornata feudo dei marchesi di Ceva già a fine XIII secolo, rimase sostanzialmente sotto la loro giurisdizione sebbene altre famiglie ne acquisirono in parte i diritti feudali, fino al XVI secolo quando passò in dote in favore di Carlo III di Savoia (CASALIS 1834, vol. II, pp. 16-17). In questo secolo medesimo sarebbe, però, da collocare la distruzione del castello (CASALIS 1834, vol. II, p. 17), nell’ambito delle guerre fra Carlo V e Francesco I svoltesi su suolo italiano.

Accessibilità: tratto carrozzabile. Dalla SS28, una volta giunti nel paese il castello appare chiaramente alla vista: all’altezza dell’incrocio con la SP490 (via C. Mandilli) svoltare e in direzione del centro storico. Continuare lungo via Basteris e parcheggiare nei pressi di piazza del Municipio. Tratto pedestre. Dopo un breve tratto lungo via Scarrone, è segnalato l’inizio del sentiero lastricato che conduce ai ruderi: il percorso si inerpica con una pendenza abbastanza accentuata, ma solo per circa 100 m prima di arrivare alla torre della ridotta. Proseguendo oltre si raggiunge la sommità del poggio con i resti del castello.

Bibliografia:
CASALIS G., Dizionario geografico storico-statistico commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Torino 1834, voll. II.
CONTERNO E., 1970, Frazionamenti di possessi e valori di terre nel XIII secolo: gli acquisti della Certosa di Casotto, in «BSBS», 68, pp. 377-413.
LAMBOGLIA N., 1933, Topografia storica dell’Ingaunia nell’antichità, Albenga.
PALMERO B., 1998, Schede storico-territoriali dei comuni del Piemonte. Comune di Bagnasco .
RAVOTTO A., 2004, Considerazioni sul popolamento dell’alta Val Tanaro in età romana, Rivista di Studi Liguri, 70.