S.Giulitta

Santa Giulitta

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La Cappella di Santa Giulitta è situata sul monte omonimo, a 851 m. di altitudine, nel territorio di Bagnasco, ed è l’unica che si trova alla destra del Tanaro.

Pur essendo la più lontana, richiama ogni anno, la seconda domenica di agosto, numerosi bagnaschesi, vicini e lontani, per la festa annuale. Particolarmente intensa, infatti, resta la devozione a questa Cappella che pare posta quassù per vigilare sul paese sottostante.

E’ dedicata a Santa Giulitta e Quirico, madre e figlio, i quali subirono il martirio durante le persecuzioni dell’Imperatore Diocleziano, verso il 304 d C. ad Antiochia, la città di Saulo, nota col nome di Tarso.

Giulitta, donna nobile e ricca, lasciò la sua casa per sfuggire alle persecuzioni, ma, anche se fu catturata, non abiurò la propria fede cristiana, nemmeno sotto tortura. Quirico, vedendo le sofferenze della madre, pare abbia dichiarato al governatore romano Alessandro di essere anche lui cristiano. Entrambi furono, così, uccisi.

La devozione a questa Santa è molto antica, soprattutto nell’Asia Minore, dove si svolsero i fatti. In Francia giunse attraverso l’opera del Vescovo San Amatore, nel 418, ma resta incerta l’origine del   culto presso di noi. Molti ritengono che si tratti di notizie portate da cristiani che erano stati prigionieri dei Saraceni e, dopo il loro esodo, erano rimasti a Bagnasco.

La prima Cappella costruita in suo onore, oggi è ancora visibile alla sinistra dell’atrio. Consiste in un piccolo vano formato dall’abside su cui erano rappresentati il Cristo Redentore, gli Apostoli,  l’Annunciazione, S. Giulitta e Quirico e altri Santi.

Oggi , gran parte di questi affreschi,  inventariati tra le opere d’arte nazionale, attribuiti da alcuni a pittori provenzali  del 1400, e da altri ai fratelli Mazzucco, che nel 1300 percorrevano la Valle lasciando testimonianza della  loro abilità, sono andati persi.

La data dell’ edificazione della chiesa è controversa, ma molti storici sono concordi nel ritenere la prima costruzione antecedente il mille, anche se non manca chi la fa risalire  al 1100 – 1200.

Tutti concordano, però, nell’affermare che fu edificata in onore di Santa Giulitta, Protettrice, in ringraziamento, dopo l’esodo dei Saraceni.

Questo popolo, infatti,  aveva posto la sua dimora tra queste alture dove restano ancora segni della loro presenza nelle pietre squadrate usate per le loro case, mentre sono ormai quasi introvabili i  resti del castello, delle mura e i ruderi della torre “saracena”. Il loro mulino era sulla riva della “Ritana dei Saraceni”.

 La scelta del luogo era motivata dalla posizione strategica dominante sia la valle che la “via del sale” che collegava il Piemonte con la Liguria passando nelle vicinanze.

I Saraceni erano giunti nelle nostre terre probabilmente verso il 921. Essi avevano posto la loro base a Frassineto, in Francia, da dove era facile compiere scorrerie nell’entroterra, terrorizzando e uccidendo.

Tra il 1650 e il 1660 fu costruita la grande Cappella e una foresteria antistante composta dall’atrio, sotto, e da tre camere al piano superiore. Furono i Padri Domenicani, e specialmente Padre Bartolomeo Ferreri, ad interessarsi del lavoro. Le pietre necessarie per l’opera imponente furono recuperate dai ruderi del castello e delle mura che avevano cinto la fortezza.

Per accedere alle camere vi sono due scale, una interna ed una esterna. Quest’ultima fu causa indiretta di molti danni agli affreschi della sottostante antica Cappella, per le infiltrazioni d’acqua. L’altra collega direttamente la chiesa con la foresteria.

Nel 1910, l’allora arciprete di Sant’ Antonio, il teologo Giuseppe Ponzo fece ristrutturare tutto il complesso. Fu demolita la volta pericolante del porticato e sostituita con una soletta a putrelle, fu sistemato il pavimento con piastrelle di cemento, furono  rivestiti  la scala esterna e il parapetto con una malta di cemento.

Le tre camere erano utilizzate dal Priore per la preparazione del pranzo e per servirlo il giorno della festa, al sacerdote, ai parenti e agli amici. Quel  giorno i confratelli della confraternita dei Disciplinati  giungevano a Santa Giulitta in divisa e ricevevano dal Priore una grossa pagnotta di pane.

Durante la guerra di Liberazione, nel 1944-45, la Cappella fu utilizzata come rifugio da un gruppo di partigiani.

Martedì  25 luglio 1944, nel pomeriggio, mentre una colonna tedesca transitava presso le “Cave”, risalendo la Valle, pare proveniente da Acqui e diretta in Liguria, i partigiani, per ostacolarne il passaggio, le aprirono il fuoco contro, con le loro armi impari. La risposta non si fece attendere.

I tedeschi  piazzarono,  in via IV novembre, (all’incirca dove sorge villa Fulcheri) un mortaio rivolto contro la Cappella. Una bomba centrò in pieno il portone lasciandovi un foro ancora visibile, scivolò sulla balaustra ferendola con violenza e si conficcò nel coro. Certamente ne seguì una deflagrazione che tuttavia distrusse solo le parti lignee del coro ma non lese, miracolosamente, la struttura della chiesa. Il quadro della Madonna che sovrastava l’altare sorretto da due funi, fu scaraventato contro il muro di destra, ma non riportò danni significativi.

Chi dal paese seguiva i fatti, quel giorno temette che la Cappella fosse stata rasa al suolo. Invece, quando il fumo che l’avvolgeva si diradò, la chiesa apparve in tutta la sua maestosità, quasi volesse rincuorarli.

I tedeschi, però, per snidare e catturare i partigiani, salirono fin quassù e appiccarono il fuoco con liquido infiammabile. L’incendio si spense dopo aver bruciato solo il soffitto dell’ingresso, della prima camera e il tetto soprastante, risparmiando tutta l’altra parte.

Questo accadeva in una giornata di arsura a fine luglio1944, in una cappella con travature  e banchi in legno secco, e vecchio di decine e decine di anni.

Alla fine della guerra i bagnaschesi ripararono i danni e cancellarono le lordure presenti nell’antica Cappella utilizzata dai partigiani come ricovero dei muli. Il coro ligneo fu rifatto dal sig. Carlo Brunetti, mio zio.

Domenica 12 agosto 1945 si svolse il pellegrinaggio di numerosi bagnaschesi, riconoscenti, alla Cappella per ringraziare Santa Giulitta.

Grandi manifesti a stampa annunciarono la ricorrenza e l’orario delle funzioni. Furono suonate le campane a festa e si partì alle 6,30 dalla cappella della Madonna del Ponte.

Lungo la strada furono posti archi e festoni con su scritto”W S. Quirico e S. Giulitta”. Il primo fu posto all’imbocco del sentiero per S. Giulitta, nel punto in cui esso si stacca dalla strada dei “Brazzi”. Una seconda ghirlanda si trovava dalla fontana, ma davanti alla Cappella l’arco era grandissimo.

Lungo la strada bandierine e nastri colorati servivano da guida.

Celebrarono la S. Messa l’Arciprete Don Giuseppe Ponzo, il Diacono P. Osvaldo Corte e il subdiacono P. Remo Rizzo. Era Priore Guglielmo Ghigo.

Alle 16,30 si svolsero le funzioni vespertine: il Santo Rosario e il panegirico di Padre Remo Rizzo.

Alla cappella era annesso un piccolo campanile.  Nel 1948 il Priore Piovano Vincenzo provvide a farlo ristrutturare e in questa occasione fu completato con una campana appartenente alla Confraternita di S. Giacomo, opera del maestro di fusione di campane Giuseppe Bertoldo di Bagnasco.

La cappella di Santa Giulitta necessitò di nuovi interventi di recupero negli anni 1966- 67.

Sopra l’altare, dove un tempo vi era il quadro della Madonna, fu posto un crocifisso in legno, riproduzione della famosa opera del Brunelleschi conservata a Firenze in Santa Maria Novella, sul quale si legge, in alto, “Jesus Nazarenus Rex Judeorum” e, in basso, “Juvenes Balneasci ad Tanari D. M.”

Sopra il coro furono fissati dei pannelli raffiguranti i dodici Apostoli, dipinti dal dott. Amerio che era solito trascorrere alcune settimane di vacanza a Bagnasco.

Durante tale ristrutturazione fu murato un portone che si apriva ad est.

L’ultima ristrutturazione è stata effettuata nel 1986: è stato rifatto il tetto, sono state portate a termine opere di risanamento, consolidamento e parte di intonaci,  infine è stata incanalata l’acqua.

Molti sono i pellegrini che giungono quassù, non solo nel giorno di festa, ma durante tutto l’anno richiamati da una fede che il tempo non ha cancellato, spinti dalla devozione a questa Santa che ci  ha soccorso e ci soccorre ancor ora se la preghiamo con cuore sincero.